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Residenze Borboniche, Patrimonio Universale

Nuovo impegno del Royal Social Forum per il rilancio del circuito borbonico del Sud Italia

In questa strana estate 2020 in cui non mancano incertezze e preoccupazioni sull’immediato andamento futuro della pandemia Covid-19 in Italia e nel mondo, Sylvan Bellenger, direttore del Museo e del Bosco di Capodimonte, ha avuto il merito, con un articolo a firma di Antonio Ferrara pubblicato sulle pagine de “La Repubblica” (15/08/2020), di fornire nuova visibilità all’esperienza progettuale promossa dalla Onlus “Siti Reali” da quasi vent’anni e finalizzata a creare un distretto turistico-culturale intorno alla rete delle Residenze Reali di Casa Borbone delle due Sicilie e le iniziative culturali, economiche e sociali che la corte reale promosse tra ‘700 e ‘800 per la rinascita di Napoli capitale e dell’antico regno dell’Italia meridionale.

Il rilancio del “sistema delle regge borboniche” che il direttore Bellenger immagina come racconto e offerta culturale unitaria coincide, infatti, con una parte del più ampio percorso progettuale che la rete degli oltre cinquanta soggetti istituzionali e culturali, al momento coordinati dalla Onlus “Siti Reali” nel “Royal Social Forum”, sta sviluppando sia sui territori regionali di riferimento, con il coinvolgimento attivo delle comunità locali, che nell’ambito della strategia nazionale di valorizzazione del patrimonio culturale, puntando ad aumentare l’attrattività delle risorse culturali delle regioni del Sud Italia, determinando spazi di coesione sociale e flussi più consistenti di domanda turistica e di fruizione culturale di qualità, adeguati anche a sostenere il rafforzamento e l’insediamento di attività imprenditoriali (anche del terzo settore) della filiera delle imprese creative e culturali.

Tra gli elementi e primi risultati innovativi e qualificanti dell’esperienza “Siti Reali” si può sicuramente annoverare quello di aver portato nel 2013 all’attenzione nazionale del Parlamento italiano la proposta progettuale dell’itinerario delle Residenze Borboniche, ispirata alla “Comunità di Patrimonio” della Convenzione di Faro e recepita nella Legge “Valore Cultura” con un modello innovativo di gestione e partecipazione basato sul rapporto pubblico-privato che unisce in un unico percorso di fruizione le residenze di corte più conosciute, come il Palazzo Reale di Napoli, Capodimonte e Caserta, con quelle meno note al grande pubblico di Portici, della Favorita di Ercolano, della Casina a Bacoli, Quisisana a Castellamare, della Palazzina Cinese a Palermo e della Ficuzza a Corleone.

Allo stesso tempo, nel 2014 la rete di partenariato del “Royal Social Forum” ha elaborato l’ipotesi di candidatura Unesco per l’insieme delle 13 Residenze Reali del Sud Italia quale nucleo di riscoperta e valorizzazione di un più ampio sistema delle “eredità culturali borboniche” (materiali/immateriali) testimone dell’influenza e del ruolo che Napoli e il Mezzogiorno, tra luci e ombre, hanno svolto dal Settecento ad oggi nella cultura italiana, europea e internazionale.

Anche se l’attualità oggi è seriamente schiacciata sull’emergenza sanitaria ed economica da Covid-19, in una maniera tale che soprattutto i comparti della cultura e del turismo stanno risentendo degli effetti negativi della pandemia, la rete di partenariato del “Royal Social Forum” è comunque proiettata verso il futuro prossimo e impegnata nella ricerca di nuove modalità di fruizione, valorizzazione e promozione del sistema delle eredità culturali borboniche. A partire dalle prossime settimane, infatti, accanto alle consuete attività di animazione culturale e territoriale il “Royal Social Forum” avvierà una fase di analisi, ascolto, confronto e progettazione per individuare le migliori condizioni per rendere stabile e permanente il funzionamento del circuito borbonico delle Residente Reali. Tale ambizioso obiettivo sarà perseguibile solo con la convergenza e la collaborazione tra importanti istituzioni come il Museo di Capodimonte e le altre realtà museali “borboniche” e le comunità locali di riferimento, prime e ultime destinatarie e beneficiarie delle scelte culturali che verranno.

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